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26/02/2008

Jr, Dolcino e Obama

[17.32.23] Dolcino scrive:Obama: ora si teme un'altra Dallas

[17.32.29] Dolcino scrive:speriamo proprio di no

[17.32.35] Renzah Minz Casual Firm scrive:sentivo

[17.32.35] Dolcino scrive:quella cosa con JR eccetera

[17.32.40] Dolcino scrive:una basta

[17.32.48] Renzah Minz Casual Firm scrive:ifnatti spero nn si invischi in altre soap

[17.32.54] Dolcino scrive:mannaggia

[17.32.56] Renzah Minz Casual Firm scrive:lo vedrei bene nei jefferson

[17.32.58] Dolcino scrive:questa non era male

[17.33.08] Dolcino scrive:avrei potuto pubblicarla sul blog invece che farla con te....

Sociologia ferroviaria

Ieri ho passato ben otto ore della mia giornata in treno. Ho visto un "botto" di gente di ogni tipo.Il bibbitaro del treno, il pendolare, la donna in carriera, i ricercatori ascimmiati con la loro materia, signore raggrinzite ma specchio di una lucida vecchiaia, migranti costretti a spostarsi di vagone perchè "non provvisti di tagliando".  Adoro il treno soprattutto per questo motivo. Adoro questo modo di viaggiare slow perchè ti permette di capire dove vai. Dal finestrino sono riuscito ad osservare due conigli che si rincorrevano, dei boschi che con la nebbia parevano veramente paesaggi spettrali come da sempre la cinematografia ce li fa vedere e non solo. Sono tornato da Londra tempo fa (...) prendendo il treno. Lo spettacolo che ti si pone davanti quando attraversi le alpi è oggettivamente mozzafiato tra cascate, boschi, fiumiciattoli, costoni rocciosi tanto che sembrava di essere stati ricacciati in un altro mondo lontano anni luce da quello metropolitano. Un altra vera dimensione. Anche che la compagnia di viaggio era frutto del meltin pot metropolitano, ma calata in quella realtà lenta assumeva un aspetto del tutto diverso da qualunqe altro possibile. Nell'ordine: una famiglia di americani di origine Kurda-iraquena, una signora franco-algerina col bambino piccolo, un mezzo tunisino mezzo tedesco col fratello in Italia e costretto a lavorare in Belgio. Dopo circa un paio d'ore di iniziale diffidenza, alla prima fermata utilmente lunga per stuccarsi una paglia si è creato un mood che non teneva conto di quelle inquietudini che in altre circostanze di trasporto veloce sorgono inevitabilmente. Se ci si pensa la stessa compagnia di persone in aereo avrebbe suscitato in chiunque umane perplessità, malpensieri e sospetti. Dunque mi sono accorto di come una mobilità compatibile con il ritmo di vita è si necessario, ma è altrettanto necessario come la stessa mobilità debba tener conto delle differenze, delle naunce durante lo spostamento di luoghi, persone, così da evitare di rendere tutto globalmente uguale e cercare di rendere il viaggio come una presa di coscienza di cosa e di dove si sta andando.

 Bagna Cauda

Ed ecco il piatto tipico per eccellenza del Piemonte. 
Antipasto e talvolta piatto unico gloria e specialità del vecchio Piemonte, simbolo delle amicizie, del focolare nelle vecchie cascine dove sarebbe nata.

Incerta è l’origine del nome: BAGNA, che in Piemonte sta per salsa o sugo... e fin qui non si scappa...; CAUDA, che sta per calda, ma che potrebbe derivare da Monsù Coda, il biellese che l’avrebbe inventata. Preferiamo la prima versione, che ci riporta alla vera tradizione agreste piemontese, poiché la Bagna Cauda si deve consumare caldissima. 

Dopo le fatiche della vendemmia e della vinificazione, vignaioli, contadini, famigliari e amici sedevano attorno al desco con al centro la "scionfetta" (stufetta alla brace) e sopra il "dianet" (recipiente di terracotta) entro il quale stava al caldo – senza mai bollire!- la "bagna", ed in cui ogni commensale intingeva ("as poncia") ogni tipo di ortaggio, soprattutto cardi di Nizza e i peperoni, poi pane o crostini.


Preparazione:

Tritare finemente l’aglio e immergerlo per 1 ora nel latte, quindi metterlo in un tegame di cotto insieme alle acciughe dissalate e diliscate a pezzetti, coprendo il tutto con olio e facendo cuocere a fuoco lento, senza che l’aglio prenda colore né l’olio bolla.

Mescolare piano e in continuazione con un cucchiaio di legno per ridurre tutto in poltiglia e lasciar cuocere, sempre lentamente, per 10 minuti circa; poi unire il burro, mescolare sempre e, dopo altri 10 minuti di lenta cottura, portare in tavola il tegame.

22/02/2008

Kosovo: si o no?

Innanzitutto bisogna premettere che non è possibile ricostruire in poche righe la storia di una zona come quella balcanica da sempre crocevia tra ottomani, serbi, albanesi, austriaci, bulgari, russi. Gli Illiri erano gli orginari abitanti della zona balcanica, nome loro assegnato sia dai Greci che dai Romani. Diversi studiosi, sostengono che gli albanesi siano i diretti discendenti degli Illiri, mentre gli storici serbi sostengono che gli Albanesi, in quanto tali, sarebbero apparsi nella storia solo nel Medio Evo per conseguenza dell'incontro e la fusione tra contingenti non romanizzati di pastori nomadi, discendenti degli antichi Illiri e dei Dardani della Tracia. 

Gli Slavi, provenendo dal sud dell'attuale Polonia, attraversarono Carpazi e Danubio, ed iniziarono a penetrare verso il cuore dei Balcani attorno al VI secolo, dall'altro permise alle popolazioni illiriche che vivevano nell'entroterra della bassa costa adriatica di espandersi verso est, in direzione all'odierno Kosovo, conservando la propria lingua di stampo illirico. Dalla metà del IX secolo sino al 1014 la regione fu occupata da Slavi provenienti da est, i Bulgari. Fu in questa fase che queste genti cominciarono ad essere individuate dai propri vicini con il nome di "Albanesi", che ne designava anche la lingua, della quale non esisterà ancora sin agli albori del Rinascimento alcuna traccia o forma scritte, né forme di statualità autonoma. Gli stessi Slavi penetrati da nord nella penisola balcanica, si erano divisi in tre grandi gruppi omogenei: Sloveni, Croati e Serbi ed avevano, entro il XII secolo, preso saldamente il controllo di tutta la parte occidentale della Penisola Balcanica, sino al confine con l'odierna Albania e con il Kosovo. La Serbia a quell'epoca non era ancora un regno unificato: un certo numero di piccoli principati (Župan) serbi esisteva a nord e a ovest del Kosovo, i più potenti dei quali erano la Raška (zona centrale della moderna Serbia) e la Duklja o Dioclea (Montenegro e nord dell'Albania).

Seguirono le due battaglie del Kosovo (chein serbo infatti vuol dire "Campo del merlo" (o "Piana del merlo"), essendo kosovo la forma declinata possessiva della parola slava e serba Kos (Кос) "merlo", ossia "del merlo") che si svolsero a sud di Pristina (attuale capitale del Kosovo) contro rispettivamente Murad I e II principi ottomani. In entrambe le occasioni i reggenti ottomani ebbero la meglio e sconfissero le truppe prima balcaniche e poi quelle magiare.

Successivamente gli Ottomani dominarono la zona fino alle incursioni degli austriaci che tentarono di conquistare i balcani. Si scatenò solamente una tremenda guerra intestina tra serbi-albanesi musulmani e serbi-albanesi fedeli agli Asburgo. Gli ultimi persero e furono costretti alla fuga dal nord del Kosovo e dal sud della Serbia e questo evento è stato immortalato nella storia serba come il Velika Seoba ossia "Grande Migrazione". Si dice tradizionalmente che si ebbe un gigantesco esodo di centinaia di migliaia di rifugiati serbi dal Kosovo e dalla Serbia, che lasciò un vuoto riempito da un flusso di immigranti Albanesi. Arsenije stesso scrisse di "30.000 anime" che fuggirono con lui in Austria: numero confermato da altre fonti.

Gli albanesi successivamente tentarono, con l'appoggio degli ottomani già però in fase di declino, di costruire un unico stato albanese ma la minoranza serba gli si oppose con successo. Gli ottomani cominceranno a perdere i loro possedimenti in terra balcanica favorendo l'autonomia delle popolazioni locali. Chiaramente, come ogni zona strategica geopoliticamente, la sua struutrazione futura fu decisa a tavolino da Francia (i perdenti per antonomasia che non si sa come si trovino sempre li) e Russia che si adoperarono a che alla Serbia fosse concesso il controllo della Macedonia e del Kosovo, mentre la Metohija fu affidata al Montenegro. E fu concessa l'indipendenza all'Albania. Al momento della riconquista del Kosovo da parte dei Serbi, i cittadini di etnia albanese corrispondevano a circa il 60% del totale degli abitanti della provincia. L'occupazione serba fu realizzata a prezzo di gravi massacri: si stima che circa 20.000 kosovari, in prevalenza albanesi, furono giustiziati. In tal modo, nel giugno 1913, alla conclusione della Conferenza a Londra, un gran numero di cittadini di etnia albanese si trovò sottoposto ad un potere serbo oppressivo, con il beneplacito delle grandi diplomazie europee. Richiamandosi alla battaglia del 1389, il governo serbo pianificò una ricolonizzazione del Kosovo da parte di famiglie serbe, mentre si distruggevano le case di turchi e albanesi emigrati o fuggiti.

La storia recente, da Tito ad oggi, l'ho volutamente omessa perchè mi pare di tutta evidenza e mi pare anche non troppo influente rispetto a quanto avvenuto fino alla Conferenza di Londra.

Ad ognuno le proprie conclusioni.